sulla superficie della stesura del campo pavimentale (sia pur, in
questo caso, provenienti dall’ambiente esterno) – è di assicurare la
planarità e le pendenze adeguate della superficie estradossale del
supporto di posa.
PENDENZE
Prescindendo dal tipo di posa adottata, per le pavimentazioni
esterne in cotto è necessario riporre una particolare attenzione
progettuale nel dare adeguata risposta al deflusso superficiale
delle acque meteoriche, frazionando eventualmente il campo
pavimentale in diverse superfici di scarico e assegnando loro
efficaci pendenze e una perfetta planarità (assenza di avvallamenti)
in modo da evitare il ristagno di acqua e di umidità sulla superficie
pavimentale in quanto portatrici di indesiderati ed antiestetici
effetti legati ad alonature, salnitrazioni, accumulo di sporco. Inoltre
il ristagno dell’acqua è particolarmente pericoloso nelle aree
geografiche a clima rigido (soprattutto i Paesi del centro e nord
Europa) dove il frequente gelo può causare un’azione tensionale
dannosa nella struttura porosa dei prodotti in cotto. Si consigliano
le seguenti pendenze di sicurezza:
• superfici pavimentali di piccola estensione:
pendenze trasversali > 1%;
• superfici pavimentali di grande estensione:
pendenze trasversali > 2%.
GIUNTI DI DILATAZIONE
Soprattutto in presenza di superfici molto estese (o in presenza
di condizioni ambientali di esercizio particolari quali, ad esempio,
forti escursioni termiche) è necessario procedere, contestualmente
alla evacuazione efficace delle acque piovane, alla divisione del
campo pavimentale generale attraverso la predisposizione di giunti
tecnici di dilatazione in direzione trasversale e/o longitudinale
(giunti di almeno 5 mm ogni 5 metri) risolti mediante l’utilizzo di
profili di gomma di ottima qualità o materiali speciali di fugatura
capaci di assecondare le deformazioni del campo pavimentale.
TRATTAMENTI
In esterno è sconsigliato qualsiasi tipo di trattamento superficiale
da effettuarsi sul cotto. Ciò vale soprattutto per spazi destinati
ad un uso intenso e collettivo (quali piazze, percorsi pubblici,
sistemazioni paesaggistiche ecc.) dove lo stesso notevole spessore
degli elementi in cotto impiegati assicura una elevata qualità
tecnologica. In generale gli agenti atmosferici inquinanti e/o la
ineliminabile trasmissione al campo pavimentale in laterizio di
sostanze contenute nei materiali utilizzati per la realizzazione del
sottofondo potranno causare – inizialmente a pavimento appena
ultimato – qualche effetto di ”alonatura” o macchiatura superficiale
che comunque con il tempo, a causa delle caratteristiche di
traspirabilità che contraddistinguono il cotto, progressivamente
si attenuerà fino a scomparire.
È buona regola procedere, ogni anno, ad un lavaggio con acqua
in modo da eliminare l’accumulo di sporco e di depositi derivanti
da fenomeni di inquinamento ambientale, restituendo al contempo
traspirabilità e buon aspetto al pavimento di cotto.
Per pavimentazioni intese come prolungamento in esterno di
spazi abitativi o di edifici collettivi (quali porticati, terrazze coperte,
superfici protette da volumi in aggetto, da sporti di copertura ecc.)
è buona norma proteggere in modo più efficace la pavimentazione
in cotto dall’umidità di risalita dal suolo attraverso un adeguato
drenaggio e – se necessario – mediante l’impermeabilizzazione
del massetto a mezzo di guaine o altro. Su questi pavimenti (limitati
estensivamente e in qualche modo protetti) è possibile intervenire
con lavaggi saltuari a base di prodotti acidi o alcalini che saranno
sufficienti per il mantenimento nel tempo di una buona resa estetica
del cotto.
floor field (even though they come from
the outside environment in this case) –
is to ensure levelness and suitable slope
of the back surface of the laying support.
SLOPE
Apart from the type of laying technique
that is utilized, when dealing with outdoor
terracotta flooring special attention must
be paid during planning in order to respond
adequately to rainwater run-off. This is
done by dividing the floor field into different
drainage surfaces if necessary and giving
them an effective slope and perfect levelness
(without any settling).
This will avoid trapping water and moisture
on the floor surface since they cause
undesirable and unsightly effects due to
rings, saltpeter efflorescence and dirt build-
up. Moreover, trapped water is particularly
dangerous in cold climates (especially
in central and northern Europe), where
frequent frost can cause harmful tension in
the porous structure of terracotta products.
The following slopes are recommended
for safety:
• small flooring surfaces: gradient > 1%;
• large flooring surfaces: gradient > 2%.
EXPANSION JOINTS
Particularly when working with extensive
surface areas (or when particular work
environments are involved, such as extreme
temperature swings), when steps are being
taken for effective removal of rainwater,
it is also essential to divide the overall
floor field into compartments by preparing
technical expansion joints in a crosswise
and/or longitudinal direction (minimum
5-mm joints every five meters). This
is done using topquality rubber strips
or special grouting materials that can
adapt to deformations in the floor field.
TREATMENT
For outdoor applications, we advise against
doing any type of surface treatment on the
terracotta. This is true above all for areas
designed for intensive public use (such
as squares, public pathways, landscaping,
etc.) in which the considerable thickness
of the terracotta elements will also ensure
a high technological quality level. When
the floor is initially finished, air pollution
and/or the inevitable transmission to the
tile flooring field of substances contained
in the materials used to complete the
subfloor can generally cause a “ring” effect
or surface staining that will gradually
fade until they disappear, thanks to the
characteristic transpiring nature of terracotta.
Every year, it is a good idea to wash the
flooring with water in order to remove any
build-up of dirt and deposits caused by
environmental pollution.
At the same time, this will also restore the
terracotta floor’s “breathability” and beautiful
TIPI DI POSA
I criteri di posa delle pavimentazioni
in cotto per esterni sono frutto di una
esperienza ampiamente consolidata
(con radici storiche che affondano nei
pavimenti romani in opus spicatum) e che
solo recentemente, con l’immissione sul
mercato di nuovi prodotti di posa, hanno
registrato un sensibile aggiornamento
e perfezionamento esecutivo. In linea
generale si hanno tre tecniche di posa che
investono le modalità di esecuzione del
pacchetto pavimentale: dalla realizzazione
del sottofondo allo strato di allettamento
degli elementi in cotto, fino alla modalità
di esecuzione dei giunti.
Tali tecniche di posa prevedono:
1. stesura pavimentale degli elementi
di cotto su massetto (e relativo
completamento dei giunti con malta);
2. stesura pavimentale degli elementi
su un piano di allettamento di sabbia
(e successiva sigillatura dei giunti
effettuata ancora a mezzo di sabbia);
3. stesura pavimentale degli elementi di cotto
sempre con tecnica di posa a sabbia che
però prevede giunti sufficientemente ampi
per sigillarli, alla fine, non con sabbia ma
con malta fluida in modo da assicurare
in un certo qual modo i giunti stessi al
passaggio di acqua. Delle tre, in elenco,
la terza, com’è evidente, altro non è che
una soluzione di ibridazione delle prime
due; conseguentemente, nei paragrafi
successivi, ci soffermeremo analiticamente
unicamente sulle prime due.
POSA SU MASSETTO
La soluzione più praticata è quella che
utilizza un massetto di malta cementizia per
formare il supporto di presa a contatto con
gli elementi di cotto in modo da pervenire
ad un pacchetto pavimentale compatto e
resistente, capace di impedire ogni processo
di assestamento o di schiacciamento
soprattutto in condizioni di esercizio
impegnative. Le fasi principali sono
sintetizzate qui di seguito.
Realizzazione del massetto di posa
Per la posa degli elementi in cotto su malta
si predispone – a partire da un vespaio (o, più
di rado, direttamente sul terreno a seconda
delle caratteristiche del suolo) – un
massetto, di spessore adeguato ai carichi
di esercizio, ben compattato e livellato di
malta cementizia (cemento 325 e sabbia
silicea di granulometria 0,3; in misura di
1,5 quintali di cemento per ogni metro
cubo di sabbia). Nella realizzazione di tale
massetto (che può essere – nei casi richiesti
– anche armato a mezzo di rete metallica
elettrosaldata) è buona norma – come già
evidenziato – prevedere adeguati giunti
tecnici di dilatazione utili ad assorbire
(soprattutto in presenza di grandi stesure
pavimentali) le variazioni dimensionali
appearance. For flooring intended to be used
as an outdoor extension of living areas or
public buildings (such as porticoes, covered
terraces, surfaces protected by projections
or roof overhangs, etc.), it is a good idea
to protect the terracotta flooring as
effectively as possible from moisture rising
up from the ground by using adequate
drainage and, if necessary, by waterproofing
the screed with a damp-proof membrane
or other materials. These floors (which are
limited in extension and are protected to
some extent) can also be washed every
so often with acid or alkaline products,
which will be sufficient to maintain the
beautiful look of the terracotta.
TYPES OF LAYING TECHNIQUE
Laying techniques used for outdoor terracotta
flooring are the outcome of well-established
experience (whose historic roots go back to
the Roman floors done in opus spicatum)
and it has not been until just recently, with
the introduction of new laying products
to the market, that they have shown any
significant updating and improvement as far
as execution is concerned. In general, there
are three laying techniques involved in the
process of executing the floor as a whole,
ranging from completing the sub-floor to
preparing the bedding layer of the terracotta
elements to how the joints are implemented.
These laying techniques envision:
1. laying the terracotta elements on
a cement-based screed (with completion
of the joints using mortar);
2. laying the terracotta elements on a sand
bedding layer (with subsequent sealing
of the joints, again using sand);
3. laying the terracotta elements, again with
a sand laying technique, but using joints
that are large enough to be sealed during
the final phase with liquid mortar rather
than sand in order to protect the joints
to some extent from water flowing
through them. It is clear that of the three
techniques listed above, the third one
is simply a cross between the first two.
As a result, below we will analyze only
the first two techniques.
LAYING ON A CEMENT-BASED SCREED
The most widely-practiced solution is the
one utilizing a screed made of cement mortar
to form the setting support in contact with
the terracotta elements. This is done in order
to achieve a compact and resistant finished
floor that can prevent any settling or buckling
processes, particularly in demanding work
conditions. The main phases are:
Making the laying screed
In order to lay the terracotta elements over
mortar, a screed is prepared starting with
a loose stone foundation (or more rarely, it
is laid directly on the ground, depending on
soil characteristics). The screed, which must
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